martedì 31 marzo 2009

UN GRAZIE A TUTTI GLI INTERVENUTI, E' LA FORZA PER PROSEGUIRE


TEATRO PIENO

500 posti - 8 vuoti

ancora una volta

applausi e la soddifazione di essere stati capiti

credo che andremo avanti,
in foto: da sx, Mario Valsania, Il sottoscritto, Luciano Marchisio

bravo me,

bravi tutti

vogliamoci bene

carlo mariano sartoris

sabato 28 febbraio 2009

TERAPIA D'ARTE


NASCE UN'ASSOCIAZIONE CHE CONIUGA ARTE E DISABILITA'

...da un'idea piccola, prima la commedia e poi...

doverose aspettative.


Arti figurative, teatro, cortometraggi, musica, informazione.

Un gruppo compatto di amici, abili e disabili, simpatizzanti e veri professionisti dell'arte, tutti uniti dalla creatività, dalla voglia di liberare le capacità residue: la voglia di esprimersi liberi da pregiudizi e provare ad andare un po' più lontano.


A presto le news, si accettano nuovi amici e ogni proposta.


Carlo Mariano Sartoris

sabato 3 gennaio 2009

UN DIALOGO ALLA ''PRIMA'' DUE BATTUTE DELLA COMMEDIA TRAGISCOMODA


UNO SPEZZONE DI SPETTACOLO


27 DICEMBRE 2008


QUANDO LA RUOTA GIRA CONTROVENTO....


Luciano Marchisio e Carlo M. Sartoris


PLAY...


venerdì 7 novembre 2008

PLASTIK'ART

La mia prima mostra d'arte multimediale, dal design alla manipolazione delle resine fenoliche e acetaliche che così non inquinano più. POPARTIKPLAST?

Dite la vostra, e anche quella degli altri

Felicità!

sabato 18 ottobre 2008

SICUREZZA STRADALE & POLITICA dite la vostra


Una politica che salverà i nostri figli

Oggi 09/10/08, in Alba, corso Europa 138/3 presso il mio domicilio,
Si riunisce l’equipe “Un Team per la Vita” formato dalle sopracitate associazioni impegnate per uno sforzo sinergico nella prevenzione degli incidenti stradali, rivolgendosi a tutti i rappresentanti della classe politica che hanno a cuore la vita dei loro elettori e in maggior ragione quella dei più giovani, chiede:

di inserire all’interno dei programmi di ogni campagna elettorale, un progetto forte, ben articolato e divulgato, che contenga una serie di iniziative atte a favorire ogni iniziativa di spessore per un disegno di prevenzione dell’infortunistica stradale.
di designare una persona di riferimento all’interno di ogni schieramento motivata ed esperta in materia di infortunistica stradale, alla quale affidare lo sviluppo del programma (assessore alla prevenzione infortunistica/stradale)
di incentivare un dialogo continuativo e costruttivo con l’équipe che presenta questo documento, in modo da potersi avvalere di plurime esperienze di lunga data impegnate in una battaglia privata per la prevenzione dell’infortunistica stradale
di impegnarsi a proseguire e migliorare tutte quelle iniziative meritevoli già impostate da schieramenti politici precedenti senza azzerare lavori preesistenti anche nel caso di un’alternanza di governo del territorio.
di impegnarsi a ricercare e quantificare le risorse economiche spesso inutilizzate: regionali, nazionali e/o internazionali previste per progetti di prevenzione stradale e convogliarle in uno stanziamento per quelle iniziative “no profit” che presentino programmi innovativi, concreti e validi negli obbiettivi finali prefissati da un’etica non scritta, ma efficace, in modo da rendere operativi i fondi.
di concordare in collaborazione con l’ équipe “Un team per la vita” i parametri per una scelta qualitativa mirata a ottenere un messaggio vigoroso, moderno e persuasivo dei progetti presentati.

Carlo Mariano Sartoris
http://www.handycap.it/

mercoledì 24 settembre 2008

L'ITALIA CHE FU LAVORO




PER COLPA DI UN GIUBBOTTO

Qualche tempo fa ho comperato un auricolare per il mio cellulare. Si è rotto in fretta; non sapevo che era fabbricato in Cina. Qualche tempo fa ho acquistato un piccolo impianto HI FI di nota marca europea. Si è rotto. Ho scoperto che era fabbricato in Cina.
Ho letto Il Milione da piccolo e per me, a quei tempi la Cina era un misterioso paese lontano, poi sono cresciuto e a scuola girava un libretto rosso. La Cina era diventata vicina, ma quel comunismo non mi affascinava affatto. Oggi la Cina è dappertutto ed è una colpa, nostra, vostra, mia.
Mi piace comperare italiano, ho una macchina italiana, avevo una moto italiana, vestivo italiano ed ero sicuro che fosse tutto nostrano: soltanto vent’anni fa. Ero soddisfatto di poter contribuire al lavoro del popolo italiano, forse ero comunista senza sapere di esserlo.
Oggi cerco disperatamente di continuare a far lavorare un operaio nazionale, Dio sa quanto ne ha bisogno. Non vado al mercato per comprare un giubbotto, potrebbe essere cinese. Aspetto il sabato pomeriggio, mi infilo nella mia fedele macchina per lo più italiana e vado in quel grande magazzino che fa tanta pubblicità da anni, un magazzino piemontese, un magazzino italiano. E’ quasi una missione per me, ex designer torinese che, negli anni ottanta, lavorava per tante piccole e medie aziende di pregio che non ci sono più.
Sabato ho comperato due giubbotti, davvero niente male. Sono vanitoso lo ammetto, si vede nella foto. Tornato a casa li ho indossati, mi sono guardato allo specchio e poi, convinto dell’acquisto e del corretto agire, con ingenuità, ho controllato. Fabbricato in Cina, così c’era scritto in inglese. Mi sono sentito stupido.
Non sono un economista, ma sono attento, istruito, forse motivato da ideali e insegnamenti che oggi paiono vecchi, superati. Sono un architetto nato nel ’54, ho due figlie piene di voglia di fare, ma quante poche opportunità in questa penisola trattata male, sempre di più e soltanto in mezzo al mare.
State sbagliando ingordi imprenditori, state svendendo un paese, distruggendo un patrimonio lavorativo e culturale fatto di abilità, cultura, buon gusto, creatività e storia che ha fatto dell’Italia un paese del quale andare quasi fieri.
Avevamo l’Olivetti che fu un esempio di lungimiranza imprenditoriale a cui guardare per far di un esempio un modello di crescita civile e imprenditoriale, avevamo il monopolio degli elettrodomestici, si creavano tessuti di pregio ricercati in tutto il mondo, l’industria del mobile, il design, tante aziende medie che sono andate perse nel gorgo della globalizzazione. Fino ad oggi, oggi che perdiamo una compagnia di bandiera e io scopro di indossare un giubbotto prodotto dall’azienda di un lontano Mandarino italiano.
State sbagliando ingordi imprenditori, ciechi sindacalisti, nervosi uomini politici, succubi italiani.
Stiamo sbagliando tutti, lo sappiamo, lo facciamo per nostra lesta convenienza. Patiremo presto e questa nazione laboriosa, lasciataci in prestito dai nostri figli e in eredità dai nostri genitori si trasformerà in un luogo nervoso, pericoloso e senza identità. Sempre meno patria di sorrisi.
Non ci vuol molto a indovinare il futuro triste. Ormai siamo svenduti, disperati, dispersi. Le nostre aziende sono brasiliane, indiane, russe, arabe e soprattutto, saranno cinesi. Che sarà di noi? Di queste e tante altre cose…
Carlo Mariano Sartoris
http://www.handyscap.it/