venerdì 7 novembre 2008

PLASTIK'ART

video

La mia prima mostra d'arte multimediale, dal design alla manipolazione delle resine fenoliche e acetaliche che così non inquinano più. POPARTIKPLAST?

Dite la vostra, e anche quella degli altri

Felicità!

sabato 18 ottobre 2008

SICUREZZA STRADALE & POLITICA dite la vostra


Una politica che salverà i nostri figli

Oggi 09/10/08, in Alba, corso Europa 138/3 presso il mio domicilio,
Si riunisce l’equipe “Un Team per la Vita” formato dalle sopracitate associazioni impegnate per uno sforzo sinergico nella prevenzione degli incidenti stradali, rivolgendosi a tutti i rappresentanti della classe politica che hanno a cuore la vita dei loro elettori e in maggior ragione quella dei più giovani, chiede:

di inserire all’interno dei programmi di ogni campagna elettorale, un progetto forte, ben articolato e divulgato, che contenga una serie di iniziative atte a favorire ogni iniziativa di spessore per un disegno di prevenzione dell’infortunistica stradale.
di designare una persona di riferimento all’interno di ogni schieramento motivata ed esperta in materia di infortunistica stradale, alla quale affidare lo sviluppo del programma (assessore alla prevenzione infortunistica/stradale)
di incentivare un dialogo continuativo e costruttivo con l’équipe che presenta questo documento, in modo da potersi avvalere di plurime esperienze di lunga data impegnate in una battaglia privata per la prevenzione dell’infortunistica stradale
di impegnarsi a proseguire e migliorare tutte quelle iniziative meritevoli già impostate da schieramenti politici precedenti senza azzerare lavori preesistenti anche nel caso di un’alternanza di governo del territorio.
di impegnarsi a ricercare e quantificare le risorse economiche spesso inutilizzate: regionali, nazionali e/o internazionali previste per progetti di prevenzione stradale e convogliarle in uno stanziamento per quelle iniziative “no profit” che presentino programmi innovativi, concreti e validi negli obbiettivi finali prefissati da un’etica non scritta, ma efficace, in modo da rendere operativi i fondi.
di concordare in collaborazione con l’ équipe “Un team per la vita” i parametri per una scelta qualitativa mirata a ottenere un messaggio vigoroso, moderno e persuasivo dei progetti presentati.

Carlo Mariano Sartoris
http://www.handycap.it/

mercoledì 24 settembre 2008

L'ITALIA CHE FU LAVORO




PER COLPA DI UN GIUBBOTTO

Qualche tempo fa ho comperato un auricolare per il mio cellulare. Si è rotto in fretta; non sapevo che era fabbricato in Cina. Qualche tempo fa ho acquistato un piccolo impianto HI FI di nota marca europea. Si è rotto. Ho scoperto che era fabbricato in Cina.
Ho letto Il Milione da piccolo e per me, a quei tempi la Cina era un misterioso paese lontano, poi sono cresciuto e a scuola girava un libretto rosso. La Cina era diventata vicina, ma quel comunismo non mi affascinava affatto. Oggi la Cina è dappertutto ed è una colpa, nostra, vostra, mia.
Mi piace comperare italiano, ho una macchina italiana, avevo una moto italiana, vestivo italiano ed ero sicuro che fosse tutto nostrano: soltanto vent’anni fa. Ero soddisfatto di poter contribuire al lavoro del popolo italiano, forse ero comunista senza sapere di esserlo.
Oggi cerco disperatamente di continuare a far lavorare un operaio nazionale, Dio sa quanto ne ha bisogno. Non vado al mercato per comprare un giubbotto, potrebbe essere cinese. Aspetto il sabato pomeriggio, mi infilo nella mia fedele macchina per lo più italiana e vado in quel grande magazzino che fa tanta pubblicità da anni, un magazzino piemontese, un magazzino italiano. E’ quasi una missione per me, ex designer torinese che, negli anni ottanta, lavorava per tante piccole e medie aziende di pregio che non ci sono più.
Sabato ho comperato due giubbotti, davvero niente male. Sono vanitoso lo ammetto, si vede nella foto. Tornato a casa li ho indossati, mi sono guardato allo specchio e poi, convinto dell’acquisto e del corretto agire, con ingenuità, ho controllato. Fabbricato in Cina, così c’era scritto in inglese. Mi sono sentito stupido.
Non sono un economista, ma sono attento, istruito, forse motivato da ideali e insegnamenti che oggi paiono vecchi, superati. Sono un architetto nato nel ’54, ho due figlie piene di voglia di fare, ma quante poche opportunità in questa penisola trattata male, sempre di più e soltanto in mezzo al mare.
State sbagliando ingordi imprenditori, state svendendo un paese, distruggendo un patrimonio lavorativo e culturale fatto di abilità, cultura, buon gusto, creatività e storia che ha fatto dell’Italia un paese del quale andare quasi fieri.
Avevamo l’Olivetti che fu un esempio di lungimiranza imprenditoriale a cui guardare per far di un esempio un modello di crescita civile e imprenditoriale, avevamo il monopolio degli elettrodomestici, si creavano tessuti di pregio ricercati in tutto il mondo, l’industria del mobile, il design, tante aziende medie che sono andate perse nel gorgo della globalizzazione. Fino ad oggi, oggi che perdiamo una compagnia di bandiera e io scopro di indossare un giubbotto prodotto dall’azienda di un lontano Mandarino italiano.
State sbagliando ingordi imprenditori, ciechi sindacalisti, nervosi uomini politici, succubi italiani.
Stiamo sbagliando tutti, lo sappiamo, lo facciamo per nostra lesta convenienza. Patiremo presto e questa nazione laboriosa, lasciataci in prestito dai nostri figli e in eredità dai nostri genitori si trasformerà in un luogo nervoso, pericoloso e senza identità. Sempre meno patria di sorrisi.
Non ci vuol molto a indovinare il futuro triste. Ormai siamo svenduti, disperati, dispersi. Le nostre aziende sono brasiliane, indiane, russe, arabe e soprattutto, saranno cinesi. Che sarà di noi? Di queste e tante altre cose…
Carlo Mariano Sartoris
http://www.handyscap.it/

domenica 15 giugno 2008

LA SOFFERENZA NEL COLORE E NELL'INFORMALE


ELICOID PARKER
1954 - Litolbul
LA SOFFERENZA DEI DEBOLI E DEGLI EMARGINATI RAPPRESENTATA
DAL GRIDO DELL'INFORMALE
E L'ASTRATTO COMUNICA...
...dove la mano non serve, ma solo
appartenenza...
Un regalo che mi ha fatto un amico

venerdì 30 maggio 2008

DAI PENSIERI DI ELICOID PARKER

immagine di Bansky

Il concetto di progresso, lo sviluppo, la competizione dell'uomo con il suo dio.


Il confronto, la competizione e la predominanza sono comportamenti organizzati e previsti in natura. Si manifestano tra organismi viventi appartenenti alla medesima specie e tra specie diverse.
L’essere umano, in quanto dominante sulle altre forme di vita, e “intelligente”, ha scritto la storia della propria evoluzione attraverso un progressivo sviluppo di sistemi competitivi sempre più organizzati e complessi.
Si tratta di un impulso intrinseco che è strettamente legato al concetto di spazio, tempo e velocità percepito dall’uomo.
All’alba del terzo millennio lo sviluppo del genere umano prosegue con un’accelerazione esponenziale favorita dall’inarrestabile e sempre più globale processo di aumento della velocità dettato apparentemente da poliedriche leggi economiche e di mercato, ma in realtà non si tratta altro che del più recente atto evolutivo dello spirito umano teso e programmato per essere competitivo.
La velocità è uno dei metri di misura della capacità di sviluppo di un singolo così come di una comunità, sia essa semplice o complessa. La competizione è ciò che spinge il genere umano nel proseguire e perseguire la propria evoluzione che, all’interno di un contesto economico e sociale occidentale può essere riassunto nel termine di “progresso”.
Fino a qui si tratta di un’azione dinamica evolutiva, produttiva e di confronto disegnata da progetti macro economici, ma il concetto stesso di progresso, alla luce degli ormai noti e devastanti effetti di questo processo sui delicati equilibri che consentono la vita sul pianeta Terra, impone un momento di riflessione quantomeno filosofica.
Progredire significa seguire un cammino secondo una direzione ben definita, svilupparsi è sinonimo di ingrandire per numero e volume, ma lo spazio-tempo che ci ospita sul pianeta rimane sempre lo stesso, immutato e immutabile (Taj A. Fill).
Il modello di sviluppo della società occidentale ha portato ad un miglioramento della qualità della vita dell’essere umano innegabile ed evidente. La competizione ha rappresentato fino ad oggi, e ancora rappresenta, il motore intellettuale e fisico che spinge in avanti il nostro modello di sviluppo. Grazie alla competizione nella ricerca e nella produzione, nel corso degli ultimi secoli della propria storia l’essere umano si è sempre più avvicinato a quello che forse è l’obbiettivo che lo sospinge: approssimarsi sempre di più a quel mistero del vivere che da sempre è demandato ad un misterioso, inafferrabile disegno, e per questo, identificato come “divino”.
Il progredire della scienza, della ricerca biologica e genetica sta portando l’uomo ad essere in competizione non solo più con se stesso ed i suoi simili ma con quella idea astratta, intrinseca e latente che, dagli albori della sua storia, ha sempre individuato come il proprio creatore, come l’essere superiore. Oggi l’uomo è in competizione con il suo Dio. Aveva quel Dio previsto tutto questo?
L’ironia della questione, condivisa da Alain Alima cozza con gli effetti del progresso di fattura “umana”.
.
La competizione, l’accelerazione produttiva, quantitativa e qualitativa hanno portato il genere umano a perdere questa latente sfida con il divino, con l’inafferrabile ipotetico che lo ha spinto a impantanarsi in un sistema produttivo che si può definire “liquido”, impossibile da afferrare, manipolare, ridimensionare.
Il globo terracqueo ci è stato consegnato come un sistema perfetto. La competizione con un sistema già perfetto non poteva portare nessun miglioramento. La strada corretta avrebbe dovuto essere diversa, ma difficile da individuare in un contesto competitivo che risiede tra le pieghe inesplicabili dell’animo umano.
Constatata la sconfitta in una competizione unilaterale e puramente ideologica che ha portato l’uomo a confrontarsi con il pianeta Terra, essendo già previste catastrofiche azioni di ritorno del modello basato su un “progresso” indirizzato verso un obbiettivo non identificato né preciso, oggi, l’intelligenza umana e le sue migliori capacità di elaborazione dello spazio sono chiamate ad una nuova sfida e ad una nuova competizione.
È una gara col tempo che ci resta: impostare un nuovo modello, percepire e individuare nella coscienza del sé e dell’appartenenza al collettivo l’obiettivo di un’altra sfida.
Si tratta di competere esaltando altre peculiarità del cervello umano: consapevolezza dell’azione contraria, senso di responsabilità, e soprattutto, istinto di sopravvivenza.
Gli spazi per una nuova competizione sono ampi. Breve è il tempo per intraprenderli.
Una sana competizione verso procedimenti di riconversione dei processi produttivi e dello sviluppo in genere, inteso come eco sostenibile non è solo auspicabile, ma necessaria.
La sfida è ampia e ancora in embrione. Questa volta però, l’obbiettivo di un nuovo progresso è noto, è dettato dalla presa di coscienza che non si può sconfiggere un sistema perfetto, ma adoperarlo in maniera armonica e “consapevole”, sì.
Vi è molto spazio per ipotizzare scenari ottimistici o catastrofici, pronosticare il futuro tra pessimismo e speranza; difficile è indovinarli se non si vuole interpretare profezie umane e bibliche.
Di certo la competizione che ha portato l’uomo fino alla creazione della vita e dell’intelligenza artificiale senza per questo vincere la sfida con il Re del mondo, non è previsto, né prevedibile che si possa arrestare.

Ciò che sopraffine menti filosofiche, intellettuali e religiose si auspicano è: che la competizione si indirizzi verso modelli di riconversione, di “avviluppo”. Forse solo così l’uomo potrà finalmente pareggiare una sfida che non può vincere: affiancarsi ad un progetto stabile e non competitivo che dirige e regola un sistema in movimento e in velocità ben più ampio dei confini del nostro sapere. Un progetto ancora indecifrabile, irraggiungibile almeno per ora, un progetto matematico infinito, universale, al quale sentiamo di appartenere, ma non siamo certi che lo sappia.
http://www.handyscap.it/
G. Elicoid Parker 2007 - Centro studi Guttmann - TORINO
carlo mariano sartoris

venerdì 16 maggio 2008

PREVENZIONE - SICUREZZA STRADALE


Da un’iniziativa della Pro Loco di Pollenzo,
del Presidente dello Studio 13, “Tore” Milano
e dell’Architetto Carlo Mariano Sartoris,
presso lo Spazio Eventi Di Pollenzo,
con il patrocinio de:
la Regione Piemonte, La Provincia di Cuneo, la Città di Bra,
prende vita la seguente iniziativa dedicata ad una maggiore informazione
sulla sicurezza stradale:

L'incidente non è un evento naturale,
ma un episodio quasi sempre provocato da un errore umano.
Proposta per un
movimento di estremo “realismo” informativo – educativo
sul valore della vita e la fragilità del corpo

Mercoledì 28 maggio, ore 21
presso lo Spazio Eventi di Pollenzo


Premessa

In un contesto sociale e culturale che si caratterizza per una progressiva decadenza di valori legati alla consapevolezza dell’appartenenza ad un insieme in movimento, dove il rispetto e il valore del tempo destinato al naturale percorso della vita è superato da nuovi miti, dove le notizie di morte prematura e violenta per cause”accidentali” sono cronaca quotidiana, dove le asettiche statistiche non vengono affiancate da adeguate proposte efficaci e alternative, prende consistenza una iniziativa culturale che si propone di trasmettere messaggi forti e incisivi, allo scopo di distribuire una cognizione della fragilità del corpo, dell’unicità e del valore della vita.

L‘argomento prescelto è circoscritto alla strage quotidiana che si consuma sulle strade, dove ogni anno perdono la vita 9000 persone e, dei 300.000 feriti, 25.000 rimangono gravemente segnati, sbriciolando progetti di vita, famiglie intere e affettività.
È una guerra nota, ma poco osteggiata, eppure produce sofferenze grandissime ed elevati costi sociali. Continuare ad esaminarla senza produrre efficaci progetti di contenimento è un inspiegabile, anacronistico controsenso di una società che si proclama evoluta.
Tra le tante iniziative: dissuasive, tecnologiche, repressive, educative, si vuole inserire un processo di consapevolezza sul quale impostare una dialettica nuova, continuativa e in maggior misura informativa.

L’iniziativa prende forma dalla sinergia di competenze tra associazioni che si impegnano da tempo di sicurezza stradale e testimoni di drammatiche esperienze, vittime di incidenti e depositari del duro percorso del reinserimento nel collettivo sotto forma di portatori di handicap. Il coordinatore è da 21 anni completamente paralizzato, impegnato da tempo nella prevenzione e fortemente motivato.
Il ruolo di ogni testimone è centrale per raggiungere gli ambiziosi obiettivi proposti.


Obiettivi:

Tendenza incidenti zero, per arrivare ad evitarne almeno uno, seguendo un percorso divulgativo alternativo centrato sul coinvolgimento finale degli organi d’informazione.
Sensibilizzazione da parte dei testimonial di quanti in genere sono preposti a interessare i potenziali nuovi martiri della strada (ad esempio: insegnanti per quanto riguarda la prevenzione scolastica)
Coinvolgimento di nuovi testimonial interattivi non interessati da lutti o lesioni dirette, ma a contatto con il caso della fragilità del corpo, in grado di descrivere chiaramente gli effetti di un impatto, non sulle lamiere, ma sugli occupanti: tecnici ortopedici che ricostruiscono arti, neurochirurghi che ricompongono teste e spine dorsali, medici di reparti rianimazione, medici legali, impresari di pompe funebri.
Creazione di un programma dinamico rivolto ad interessare la consapevolezza di fragilità e semplicità di morte attraverso incontri e messaggi video non filtrati da obsolete forme di ipocrisia, ma chiari, diretti, dissuasivi.
Promuovere un contatto diretto della problematica da parte dei mass media che non abbiano il timore di affrontare un movimento di informazione cruda, realistica e analitica, con tanto di “moviola”… laddove il caso lo richiedesse.


Programma per il primo convegno sul “Realismo informativo” di massa.
Non saltuario, ma continuativo
organizzato dalla Pro Loco di Pollenzo (CN)

Sulla linea progettuale del programma esposto, mercoledì 28 maggio 2008 alle ore 21, presso
Lo Spazio Eventi di Pollenzo ( CN) si terrà la prima adunanza su informazione diretta preventiva

(occhio non vede, cuore non duole)

Saranno attori della iniziativa ad invito:

Un paio di testimonianze dirette, genitori che hanno perso un figlio, amici di ragazzi che sono mancati.
Testimonianza di chi recupera le vittime. Ufficiale dei Vigili del Fuoco di Bra, Personale ambulanziere di Bra.
Non si discute sulla dinamica del sinistro, ma soprattutto sui danni fisici.
Testimonianza di fisioterapisti – ergoterapeuti – medici rianimatori e neurochirurghi di unità spinali e traumatologiche. Aderisce Silvio Galfione, di Savigliano, tenico ortopedico specializzato in arti artificiali
Testimonianza dell’associazione SEGNAL’ETICA e CSV Cuneo, presente Alberto Botta, invito a Giorgio Groppo
Invito a personaggi della pubblica amministrazione impegnati da tempo nella prevenzione: Simona Rossetti, On. Costa…ecc
Invito a redattori di giornali, giornalisti e TV regionali:
Coordinatore: Carlo Mariano Sartoris, architetto e scrittore, invalido da 21 anni, promotore del progetto, impegnato nella prevenzione stradale da molti anni.

Nel corso della serata:

Proiezione del breve, ma efficace filmato francese “Des vies brisées” prodotto dal Centre Hospitalier Paul Coste Floret di Lamalou les Bains, FR. con testimonianze dure e dirette. Un esempio di come affrontare frontalmente la problematica dell’informazione realista.

Proposta del relatore sulla formazione di una agenzia di informazione che si occupi di prevenzione come se si trattasse non di uno spot pubblicitario, ma come una trasmissione, un programma televisivo attraverso il quale veicolare messaggi articolati e compiti, lasciando lo spazio per spot pubblicitari che promuovono veicoli sicuri o sistemi di sicurezza.

Distribuzione di una scheda con una serie di domande da compilare alla fine dell’incontro, per avere una risposta dal pubblico e sulle quali trarne delle indicazioni sociologiche (domande da concordare con una figura preparata in psicologia comportamentale)

Filmare lo svolgimento della serata stessa per poi montare un video da distribuire nelle scuole, nelle discoteche, nei luoghi di aggregazione giovanile a scopo didattico e dialettico.

Conferme di presenza da parte di: gestori di discoteche e studenti almeno rappresentanti di classe ai quali verrà consegnato il DVD sul quale produrre a loro volta una discussione in classe da concordarsi con gli insegnanti, professori delle scuole medie superiori della provincia che intendono collaborare a un progetto di informazione e presa di coscienza del valore della vita e della fragilità del corpo

lo scopo del coinvolgimento del personale scolastico è auspicato in funzione del progetto di un concorso che abbia come soggetto l’argomento trattato da sviluppare nelle scuole.

Il concorso pronostica elaborati sviluppati in ambito scolastico. Il bando si prevede per l’anno scolastico 2008 -2009.

SEGUIRA’ INFO…..

lunedì 7 aprile 2008

STRANE SCIE NELL'ARIA... REALTA' O FANTASIA?







abito un panoramico attico a chieri, vedo molto lontano, metà dell'arco alpino.
su internet viaggiano voci e strane immagini di aerei che volano sull'europa e modificano il clima con sostanze chimiche.
l'argomento è stato anche trattato in tv da ''voyager'', non vi ho dato troppo credito, poi...
qualche sera fa, ho fotografato strane scie di velivoli a quota nubi che hanno ''aperto'' varchi in breve tempo.
non volevo crederci, ma i jet non virano 3 per volta, nè passano paralleli in 2 ... non so che dire...le scie sono rimaste a lungo, poi, di notte, in cielo vi era una nube bianchissima notata da numerose persone.
non sono un fanatico, suggestione, fanta-scemenza? le foto non rendono bene, ma c'è di che rimuginare.


per vedere bene le scie, soprattutto le tre a sinistra è necessario ingrandire l'immagine, assomigliano molto a quelle che viaggiano nella rete.


domenica 23 marzo 2008

SIC..CITTA', UN CANTO PER LA PIOGGIA - variazioni climatiche


Vigilia di Pasqua 2008-03-22, Torino,
non piove da mesi, fa caldo, molto caldo oggi..

…è il clima che cambia, una materia alla moda, improvvisati esperti ne ragionano in tv. Ascolto, per quanto sento e so, nessuno penetra a fondo nel tema, nessuno sa e chi sa tace. Il problema è serio, eppure quasi sottaciuto.
A Torino e dintorni non piove da mesi, le Alpi ci guardano, sempre meno innevate, secche e seccate dalla nostra arrogante irrazionalità. La colpa è nostra. Sanno che loro sopravvivranno, immobili giganti, guardiani stupiti, spettatori di tante storie dell’uomo, lì erano da prima del nostro tempo, lì resteranno anche dopo di noi.
In Piemonte non piove da mesi, il motivo è banale, il microclima pedemontano non poteva che adeguarsi a scellerate scelte. Da Biella a Cuneo, ormai scorre una lunga, calda città lineare, non era così solo vent’anni or sono.
Le nubi non lo sanno, arrivano sospinte dai venti che da sempre le guidano da nord e da occidente: frenano contro le Alpi Cozie e Graie, ma non le superano più, non ritrovano le vie delle vallate che le invitavano ad invadere la pianura umida. Sono chiuse.
Altissima, invisibile la cortina di correnti ascensionali impedisce loro di seguire il percorso naturale. La barriera è cresciuta in fretta, si sente col naso, si vede di sera, rossastra massa di gas, pulviscolo e calore. Mio padre la chiamava smog, erano gli anni ’60. Lo smog era un manto cupo che copriva la città, era una novità. Me la mostrava dalla valle di Susa quand’ero piccolo, curioso, attento alle meraviglie del mondo; quando di notte si vedevano le stelle anche da Piazza Vittorio, quando di sera calava la nebbia e s’intrufolava tra le vie della periferia. Ora che siamo al capolinea dell’inquinamento, lo smog è dovunque, ma non ha più neppure un nome.
Non sono stupide le nuvole, verso Torino e Cuneo non calano più, svicolano da basso, vanno a piovere verso sud, scegliendo nuove, più comode strade. Il motivo è banale.
Chi non se ne intende si soffermi ad osservare da che parte va l’azzurro fumo di una sigaretta. Sale: come è giusto che sia. Col calore le molecole si allontanano, l’aria si fa più leggera e va su.
Invisibili, scaldano l’aria i milioni di motori che si spostano ogni giorno lungo le strade e le tangenziali nate a ridosso delle Alpi. Scaldano l’aria le migliaia di nuove abitazioni che hanno tappezzato la pianura; con i loro riscaldamenti, i loro cementi, i terrazzi, i vicoli che portano ai nuovi insediamenti. Scaldano l’aria gli asfalti delle grandi superfici commerciali, dei capannoni, delle zone industriali, dei grandi autosaloni dove dormono i metalli di milioni di auto nuove e usate. L’umida terra che fu pianura da bagnare è sempre di meno,
E l’aria sale, calda e sporca massa intasata di anidride carbonica, sale a tremila metri, insormontabile schifezza, invisibile muraglia per i venti. Non sono stupide le nuvole, loro no, sterzano, aggirano il bastione d’aria calda che, dal Piemonte asfaltato e industriale, sale sempre di più. Le nuvole seguono strade comode, e piove a Roma, nevica a Sassari, diluvia a Napoli, si scia sull’Appennino.
Non è un problema solo nostro, secca pure in Argentina... Si sa che il fenomeno è globale e bisogna cambiare in fretta stile di vita, petrolio e cilindrata, il cambiamento climatico non è certo colpa del nuovo Piemonte asfaltato, ma la nostra regione a ridosso delle Alpi, proprio per la sua posizione fisica nei confronti delle perturbazioni atlantiche, è la più vulnerabile, la più colpita dalle sue stesse scelte urbanistiche. Tornare indietro non è cosa semplice, credo che sia ora che chi sa lo dica o tenti di smentirmi, sarei felice di sbagliarmi. Spero che da domani piova, che nevichi per una settimana intera...
Non è la prima volta che l’uomo tenta di disintegrare ogni cosa. Nel 1970 i Giganti cantavano “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”, sta di fatto che guerra mondiale non fu. Che cosa dovremmo mettere oggi nei nostri serbatoi e nelle nostre caldaie? Io non so scrivere questa canzone, ma credo sia venuto il momento di farsi più umili, più piccoli e ritornare a dialogare con la nostra grande madre Terra.
Carlo Mariano Sartoris
Inutile laurea in energie rinnovabili nel 1981
http://www.handyscap.it/
335.232431

domenica 9 marzo 2008

L'ANGELO DELLA BASILICA ...e la più grande partita del Toro




SCRIVERE E' DIPINGERE CON LE PAROLE...


un sogno per tutti i tifosi della squadra granata, un sogno per chi crede negli angeli.


il grande torino non morì a superga... e la storia del football non fu più la stessa!

illustrazioni di
alessandra sartoris
anno 2007
il mio ultimo romanzo apprezzato e recensito, info su http://www.hanyscap.it/ - in libri.

editore bradipolibri - torino

giovedì 6 marzo 2008

DUE RUOTE, UNA SOLA VITA


DUE RUOTE E UNA VITA SOLTANTO

Iniziai nel 1970 con un Benelli 125 che faceva i centodieci, se ci penso mi sembra impossibile: ci si divertiva lo stesso... senza tuta, senza casco. Le macchine erano poche, il rischio più… umanamente gestibile.
SO COSA SI PROVA
Correre è una cosa bellissima, affrontare quella doppia curva veloce appesi solamente alle proprie capacità e all'ultimo barlume di buonsenso. Aggredire la curva e piegare, piegare la moto tenendola lì, in quel limbo sottile che separa l'equilibrio dalla rovinosa caduta è bellissimo. È bellissimo e lo è sempre stato, anche vent'anni fa quando le gomme erano più strette e i motori meno devastanti. Si andava forte lo stesso. Troppo forte, eppure quasi si poteva ancora, codice della strada a parte. Oggi non più.
Non si può più spalancare il gas, infilarsi nella curva e piegare fin quando la gomma dice "basta". È ora di capirlo, di smetterla, di modificare atteggiamento. È colpa dei tempi, tutto è di più, le auto più numerose, le moto più potenti, le gomme più sicure, ma la vita resta una e tutti questi più la fanno diventare sempre di meno.
Il mito di Valentino si trasferisce tra strette curve circondate dalla criminale ghigliottina del guard-rail che spezza colli arti e schiene di chi cade e rimane a terra per sempre.
Le auto troppe sbucano, lente, pericolose, numerose, distratte, ma di fronte alla potenza, quasi incolpevoli. Noi si partiva quasi certi di tornare, era trent'anni fa. Oggi si contano troppe vite spezzate, si parte sperando di tornare. Non ha senso, non più, di vita ce n'è una sola e a volte quasi si fatica a viverla bene tutta anche facendo poco o niente. Di vita ce n'è una sola ed è bellissima. È quella cosa che l'incidente mi spezzò vent'anni fa. Quando già erano altri tempi, tempi veloci.
INCIDENTE - 1986
Paralizzato da vent'anni non ce la faccio più. Vengono da me i parenti di ragazzi destinati a vivere in modo piccolo e doloroso, ma un istante prima erano sani e belli. Fatelo per me, non ne posso più di parlare con mogli e madri dagli occhi attoniti. Chiudete il gas ragazzi, non avete niente da dimostrare a nessuno, non più in una curva che può essere una piacevole culla o un'esigente, terminale prova per una vita destinata ad altro.
Eppure è uno sport che richiede un certo talento. Forse è ora di costruire qualche pista in più. E' un affare economico. E' una palestra sicura, è spettacolo, è l'equivalente di dieci campi di calcio, è un'assicurazione sulla vita per ragazzi che comunque, la motocicletta la sentono correre dentro.

lunedì 3 marzo 2008

REINSERIMENTO DEL DISABILE - BY CARLO M. SARTORIS & CENTRO STUDI GUTTMANN

Progetto per un corretto approccio
alle priorità vitali del disabile motorio
non autosufficiente



L'handicap è un concetto dinamico che deriva dall'interazione tra la capacità individuale e le condizioni circostanti nelle quali si devono manifestare queste capacità. La comunità e la sua organizzazione sociale sono, di conseguenza responsabili della promozione di condizioni più favoremmvoli per il pieno sviluppo delle persone evitando o eliminando le cause che lo impediscono (Dichiarazione di Barcellona - 1995)

Premesse

S’intendono come priorità vitali dell’individuo non autosufficiente quel ventaglio di azioni minime che il soggetto non è in grado di eseguire in modo autonomo e senza le quali il soggetto muore in breve tempo.
Si tratta di interventi di sostegno alla persona previsti per legge e per altra legge negati. Rappresentano lo stadio primitivo del concetto di civiltà applicata alla vita assistita, ma anche il progetto più disatteso, origine del maggiore stato di bisogno dell’entità vivente e pensante, nonché del nucleo più prossimo.
Le azioni elementari di sostegno a sostituzione delle funzioni perdute sono le più difficili da ottenere e la maggiore causa di disagio del soggetto vivente in modo non autosufficiente.
Sono poche, semplici e comuni. Si tratta: 1 - di poter bere e mangiare, 2 - espletare le ricorrenti funzioni organiche, essere aiutati nella pulizia del corpo. Nel caso delle prime due azioni manuali, l’aiuto diretto di terzi non richiede molto tempo né particolare specializzazione. Nel secondo caso, l’operazione impone un tempo variabile, non comprimibile in orari brevi e prefissati e gestito da personale più qualificato, preferibilmente estraneo al nucleo familiare.
È questa la priorità di cui si tratterà, partendo da uno scenario più ampio.

La dimissione del disabile e il rientro tra le mura domestiche

Esistono varie tipologie di disabilità che portano il soggetto ad essere non autosufficiente nelle abilità vitali, alcune sopraggiungono lentamente, altre in seguito a trauma. Le problematiche fisiche, in entrambi i casi sono molto simili.
Nei casi di paralisi post traumatica, dopo il superamento della fase acuta ed un periodo di riabilitazione che può durare anche più di un anno, il disabile viene dimesso dalla struttura che, fino a quel periodo, ne aveva garantito le priorità vitali. Sovente viene affidato alla famiglia, solo in parte addestrata a ricevere un essere vivente che già in una struttura specializzata richiede tempo e cure specifiche e competenti.
Il trasferimento ospedale – casa è quasi sempre gestito in modo falsato da parametri di competenza professorale e cattedratica, nella più parte dei casi risulta silenziosamente inefficace, creando un’emergenza destabilizzante: sia nel disabile, sia nel nucleo domestico. Il nucleo familiare, pur se preparato in modo accademico, emotivamente e tecnicamente è quasi sempre impreparato a riaccogliere il disabile non autosufficiente, entrambi orfani dell’organizzazione ospedaliera, della formazione mentale necessaria e dell’aiuto specialistico nell’affrontare le priorità vitali.
Le cause della destabilizzazione sono molteplici, spesso sfuggono alla programmazione settoriale del rientro e insorgono in breve tempo con l’esperienza diretta.

La destabilizzazione del nucleo familiare

Da un punto di vista emotivo, il ritorno a casa di un familiare gravemente compromesso genera tre categorie di percezioni;
1 – il sollievo di poter abbracciare chi è scampato alla morte.
2 – la pena di dover convivere con la sofferenza della persona cara.
3 – una somma di ansie primitive da inadeguatezza pratica e psicofisica.
Nei casi di rapporto genitori-figli spesso si sviluppa un senso di devozione - dovere che impone al familiare più prossimo di dedicarsi alle priorità vitali del figlio, proteggendone l’immagine sofferente estromettendo terzi e isolando la persona.
In altri vi è timore dell’ignoto, la paura di un futuro stravolto e il rifiuto del sacrificio che trasforma il disabile in un soggetto malaccetto. Sono molto diffusi i casi di separazione o di abbandono. Non tutti sarebbero inevitabili, previo un diverso approccio alle priorità vitali.
I vari stati d’animo privi di un solido ponte ospedale – domicilio, spesso s’intrecciano, rendendo il disabile ostaggio del nucleo, a sua volta schiavo del soggetto.
In mancanza d’aiuto esterno alcuni membri familiari sono costretti a ridurre gli impegni, abbandonare il lavoro o il ruolo nel collettivo con smarrimento della identità acquisita.
Col tempo saltano i ruoli e sovente il nucleo si disgrega, il genitore si logora, il disabile non si riappropria del suo potenziale residuo e un ruolo nel collettivo, molte volte realizzabile, e invecchia in una realtà miserevole, timorosa e priva delle minime certezze.


Il ruolo del disabile nel sociale e le sue capacità residue.

In altre nazioni europee, il disabile non autosufficiente non è lasciato all’azione primaria delle sole mani della famiglia, ma continua ad essere seguito a domicilio nelle sue necessità vitali. Questo, gli consente di svincolarsi dai vincoli più oppressivi e progettarsi più agevolmente una vita indipendente nei casi in cui, le capacità rimanenti glielo consentano.
Soprattutto nei soggetti più giovani, pur in caso di menomazioni importanti e permanenti, non viene preclusa a priori la possibilità di ricostruirsi uno spazio ed un tempo affettivo, lavorativo e quant’altro di più “normale possibile” gli consenta il reinserimento in una società civile aperta ai valori e al concetto di appartenenza.
Se la complessità della disabilità non consente indipendenza e reinserimento, il minimo vitale nell’apporto esterno domiciliare consente comunque una vita più decorosa al soggetto e più libertà al nucleo familiare che non perde la propria individualità, né l’appartenenza al collettivo


Impedimenti incongruo - pratici al sostegno domiciliare
del disabile non autosufficiente e percorsi logici


l’apporto dell’apparato sociosanitaro nei confronti delle priorità predominanti e vitali del disabile non autosufficiente è generalmente limitato.
Le cause risiedono in un’organizzazione del welfare che pare non rendersi conto dell’importanza prima e basilare del problema qui trattato.
I tavoli di lavoro che si tengono regolarmente per individuare le azioni di contributo per una vita più decorosa rivolta alle fasce più bisognose, producono moltissime iniziative, ma inspiegabilmente non prevedono un intervento assistenziale destinato all’aiuto dell’espletamento delle funzioni organiche vitali.
Manca il personale adatto, poiché, classificato come intervento invasivo, perciò, in teoria destinato a essere praticato da organico infermieristico professionale, sempre scarso di numero e destinato ad altre mansioni.
Trattasi invece di un intervento comune, risolvibile dignitosamente da un punto di vista operativo.
Così come il soggetto viene spesso accudito da terzi a pagamento, soggetti precari improvvisati, non specializzati e addestrati spesso da lui stesso o dai parenti, nello stesso modo, la logica vuole che può essere formata una figura paramedica intermedia delegata a quei determinati interventi ripetitivi senza che sia in possesso di tutte le nozioni di una laurea. (OSS ++)
Il disabile stesso o il suo entourage saranno ben lieti di farsi carico d’ogni responsabilità e insegnamento, sanno che, con un po’ di pratica, non vi sono rischi, né nel momento dell’evacuazione, né nel praticare correttamente un cateterismo a intermittenza.
Si tratta dunque di una questione di un modesto aumento di organico, istruito e indirizzato alla priorità, e di volontà nel volerlo autorizzare ad un lavoro semplice, quanto vitale.
Questa proposta vuole rivelarsi, nel proseguo della relazione, come una scelta in grado di creare un servizio molto sentito e far risparmiare l’apparato pubblico

Il ruolo delle associazioni infermieristiche private. Sinergia con il servizio pubblico

In altri paesi europei (es. Francia), la mancanza di personale pubblico in grado di rendere un servizio domiciliare che appaghi il bisogno primario e vitale del disabile non autosufficiente è gestita da accordi con associazioni private convenzionate con il S. pubblico. È una soluzione efficace che permette al disabile di poter anche contare su una struttura di più elementi e non su una sola persona, familiare o assunta, sulla quale a volte non si può contare per banali motivi di salute, impegni o vacanza. Momenti difficili che creano molto disagio nel concetto stesso di sopravvivenza del soggetto. Il corpo fisico non va in vacanza.

Il ruolo delle associazioni di volontariato

L’esperienza maturata in diverse aree della regione Piemonte ha evidenziato un complesso di numerose associazioni di volontariato che si fanno carico di molti interventi assistenziali promessi, ma disattesi dal welfare. Nella maggior parte dei casi, ciascuna è indirizzata all’intervento su infermità differenziate da un punto di vista patologico, ma spesso simili nelle tipologie d’invalidità. Una gestione unificata, meno disgiunta e più sinergica di tali risorse umane ed economiche potrebbe contribuire a un intervento molto più significativo nel garantire un efficace supporto a svariati casi di non autosufficienza. Resta evidente il fatto che il volontariato dovrebbe essere un supporto e non un intervento sostitutivo al compito del servizio sanitario che sovente rimette alle associazioni un certo novero di mansioni a lui spettanti...

PROSEGUE IN UN PROGETTO DI 40 PAG.
SVILUPPATO IN COLLABORAZIONE
CON:
CENTRO STUDI GUTTMANN - TORINO
PIANETABILE - MILANO
UNIVERSITARI di FISIOTERAPIA - TO

domenica 2 marzo 2008

Un sorso d'acqua e tanta storia

Un miracolo economico inutile e inquinantedi Maurizio Pallante
Alla fine dell’Ottocento, quando mia nonna era bambina, la sua famiglia viveva in una casa in cui non c’era l’acqua corrente, come in quasi tutte le case. Così ogni giorno dovevano andare a prenderla alla fontana nella piazzetta vicina. La vedo con gli occhi dell’immaginazione scendere le scale carica di brocche e secchi, fare un piccolo tratto di strada, mettersi in coda chiacchierando con le altre donne e le altre bambine in attesa del loro turno, tornare a casa portando a braccia i recipienti pieni. Una vita faticosa e dura. Oggi, dopo più di cent’anni di progresso, nei supermercati le persone riempiono i carrelli di bottiglie di plastica piene d’acqua, le scaricano nei portabagagli delle automobili, con cui le portano fino alle loro abitazioni, le scaricano dai portabagagli e le portano a braccia in casa. Proprio come faceva mia nonna. Ma con sei differenze.1. Mia nonna era costretta a fare la fatica di portare a braccia l’acqua in casa. La sua non era una scelta. Oggi le persone che fanno questa fatica, non vi sono costrette. La loro è una scelta. E il passaggio dalla costrizione alla libertà di scelta è un progresso, baby!2. Mia nonna per portare l’acqua a casa doveva soltanto scendere le scale e fare un breve tratto di strada a piedi. Oggi le persone per coprire il tragitto casa-supermercato-casa usano l’automobile. Impiegano più tempo, hanno costi di trasporto e consumano fonti fossili, che emettono Co2, ossidi di azoto [Nox] e polveri sottili [pm 10], incrementando l’effetto serra e inquinando l’aria. Ma andare in automobile è un progresso, baby!3. L’acqua che portava a casa mia nonna era attinta dalla falda idrica sottostante; l’acqua in bottiglia viene da centinaia, o migliaia di chilometri di distanza. Ha un costo di trasporto e consuma fonti fossili, che emettono Co2, ossidi di azoto [Nox] e polveri sottili [pm 10], incrementando l’effetto serra e inquinando l’aria. Ma l’estensione dei mercati è un progresso, baby!4. I recipienti di metallo con cui mia nonna trasportava l’acqua erano sempre gli stessi; quelli utilizzati oggi sono di polietilene tereftalato [Pet] monouso. Per produrli si è consumato petrolio in un’industria petrolchimica [2 chilogrammi di petrolio per ogni chilogrammo di plastica]; si è consumato gasolio per trasportarli dall’industria petrolchimica allo stabilimento dove è stata imbottigliata l’acqua; altro gasolio si consumerà per portarli dalle abitazioni ai cassonetti della raccolta differenziata e di qui a… Al consorzio obbligatorio Replastic? Alla discarica? All’inceneritore? Ogni trasporto delle bottiglie ha comportato un costo e un consumo di fonti fossili, che emettono CO2, ossidi di azoto [Nox] e polveri sottili [pm 10], incrementando l’effetto serra e inquinando l’aria. Ma l’economia di mercato e l’industria sono un progresso, baby!5. La produzione di un chilogrammo di Pet richiede 17,5 chilogrammi di acqua e rilascia in atmosfera 40 grammi di idrocarburi, 25 grammi di ossidi di zolfo, 18 grammi di monossido di carbonio e 2,3 chilogrammi di anidride carbonica [Paul Mc Rande, «The green guide», in «State of the world 2004», Edizioni Ambiente, Milano 2004, pagg. 136-137]. Poiché una bottiglia in Pet da 1,5 litri pesa 35 grammi, con un chilo di Pet se ne fanno 30. Pertanto, per trasportare 45 litri d’acqua se ne consuma quasi la metà. A mia nonna poteva caderne qualche goccia per strada se riempiva troppo i suoi recipienti. Quanto all’emissione di gas, al massimo qualche volta sotto lo sforzo poteva rilasciare qualche scorreggetta. 6. L’acqua che portava in casa mia nonna non costava nulla, l’acqua in bottiglie di plastica costa da 2 a 4,5 euro alla confezione di 6 bottiglie da 1,5 litri [prezzi di novembre 2004]. In realtà, il costo effettivo dell’acqua contenuta nelle bottiglie è solo l’1 per cento del costo di produzione totale, l’imballaggio ne assorbe il 60 per cento. Ma si può spendere di più solo se si è più ricchi e la crescita della ricchezza è un progresso, baby!Rispetto ai tempi di mia nonna, per fare la stessa fatica e avere la stessa utilità ci vuole più tempo, si inquina molto, mentre prima non si inquinava affatto, e si paga, mentre prima non si pagava. Il contributo alla crescita del prodotto interno lordo dato dalla produzione e dal commercio delle acque in bottiglia ha comportato un peggioramento della qualità della vita individuale e della qualità ambientale. Questo è il progresso, baby? Quanto paga e quanto inquina in un anno una persona che consuma acqua in bottiglie di plastica nella misura di 1 litro al giorno? Trecentosessantacinque litri corrispondono a poco più di 40 confezioni da 6 bottiglie di 1,5 litri. Ai prezzi attuali, il costo va da 80 a 180 euro all’anno. Per trasportare 15 tonnellate, che corrispondono a 10 mila bottiglie d’acqua da 1,5 litri, un camion consuma 1 litro di gasolio ogni 4 chilometri [25 litri ogni 100 chilometri]. Ipotizzando una percorrenza media di 1000 chilometri, tra andata e ritorno [l’acqua altissima e purissima che va dall’Alto Adige alla Sicilia ne percorre molti di più], il consumo di gasolio ammonta a 250 litri, ovvero 250.000 cm3 che, divisi per 10 mila bottiglie corrispondono a 25 cm3 di gasolio per bottiglia. Moltiplicando 25 cm3 per 240 si deduce che il consumo giornaliero pro-capite di 1 litro di acqua in bottiglia comporta un consumo di 6 litri di gasolio all’anno.A questi 6 litri di gasolio vanno aggiunti: i consumi di petrolio per produrre le bottiglie di plastica [8 kg per 240 bottiglie]; i consumi di gasolio dei camion che trasportano le bottiglie di plastica vuote dalla fabbrica che le produce all’azienda che imbottiglia l’acqua e dei camion che le trasportano dai cassonetti agli impianti di smaltimento; i consumi di benzina degli acquirenti nei tragitti casa–supermercato-casa. Ipotizziamo quindi che il consumo annuo di combustibili fossili di una persona che compri l’acqua in bottiglie di plastica sia di almeno di 8 litri di gasolio/benzina oltre gli 8 chili di petrolio.Una famiglia di quattro persone spende quindi ogni anno da 320 a 720 euro e fa bruciare almeno 32 litri di combustibili fossili per bere acqua in bottiglie di plastica. Evidentemente pensa di ottenere vantaggi superiori ai costi economici che sostiene e ai danni ecologici che genera. Dal punto di vista chimico e batteriologico questi vantaggi non ci sono. Dal punto di vista organolettico possono esserci se l’acqua distribuita dall’acquedotto è troppo clorata. Ma per toglierle il sapore del cloro è sufficiente scaraffarla con un po’ di anticipo, o utilizzare appositi filtri consentono di eliminarlo. In realtà il costo dell’acqua minerale in bottiglia comprende anche il costo delle frottole che si bevono insieme ad essa. Una di queste acque, secondo la pubblicità, fa digerire tutto. Una fa fare tanta pipì [come tutte le acque, anche con quella del rubinetto]. Una ha un effetto collaterale sorprendente: risveglia il desiderio erotico. Una è fatta con energia verde al cento per cento. Una si pubblicizza facendo fare una pernacchia a una particella di sodio. Una a volte fornisce l’apporto di calcio necessario a prevenire l’osteoporosi, a volte è utile nella prevenzione della calcolosi perché è povera di calcio... Se invece non si beve di tutto e al posto dell’acqua in bottiglia si beve l’acqua del rubinetto, si ottiene un risparmio economico che comporta una diminuzione dell’inquinamento ambientale. E una decrescita del Pil.Ciò disturba non solo le industrie che imbottigliano e vendono acqua minerale, le aziende di trasporti e petrolchimiche, i ministri delle finanze [riduce il gettito dell’Iva sulle vendite di acqua in bottiglia e delle accise sui carburanti]; i presidenti delle aziende municipalizzate, o consorzi, o Spa a prevalente capitale pubblico per la gestione dei rifiuti perché diminuiscono gli introiti delle discariche e degli inceneritori; i gestori di reti di teleriscaldamento alimentate da inceneritori, perché devono rimpiazzare il combustibile derivante da rifiuti [che ritirano a pagamento] con gasolio [che devono comprare].

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sabato 1 marzo 2008

CONSIGLI PER IL RISPARMIO ENERGETICO DA UN ARCH'INVALIDO A ROTELL,E

Certificazione dell'efficienza energetica degli edifici
Dal 4 gennaio 2003 è in vigore la Direttiva UE del 16 dicembre 2002 che rende obbligatoria la certificazione energetica degli edifici (articolo 7). La Direttiva dovrà essere trasformata in legge nazionale entro il 4 gennaio 2006 e, a partire da quella data, tutti i locatori e i venditori di case e di appartamenti dovranno presentare agli affittuari e agli acquirenti un certificato che indica i consumi energetici per il riscaldamento e la produzione di acqua calda, nonché le emissioni di CO2. Il certificato dovrà inoltre riportare informazioni sull’involucro edilizio e sugli impianti tecnologici installati.
La certificazione energetica ha l’obiettivo di:
Rendere più trasparente il mercato immobiliare, perché consente un confronto dei consumi energetici collegati all’immobile;
Informare sugli impianti e i potenziali di risparmio energetico;
Documentare lo standard energetico e tecnologico dell’immobile;
Stimolare i proprietari a procedere al miglioramento energetico dei loro immobili;
Essere uno strumento di marketing
Contribuire alla tutela dell’ambiente
L’Italia ha recepito la Direttiva con il Decreto Legge 19 agosto 2005 n. 192 “Attuazione della Direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia”.
Riportiamo in breve i più importanti contenuti nel D.L.:
Art. 3
Il D.L. viene applicato a:
1) nuove costruzioni ;
2)edifici esistenti in caso di manutenzione straordinaria, di interventi installazione di impianti termici, di sostituzione di generatori di calore, ecc.
Entro un anno gli edifici nuovi e quelli esistenti, sottoposti a manutenzione straordinaria dovranno essere dotati di certificato energetico.
Art. 4 Il D.L. descrive la metodologia di calcolo e i requisiti della prestazione energetica. I decreti attuativi (da emettere entro 120 gg.) riguarderanno: a) criteri e metodologie di calcolo per il risparmio energetico; b) requisiti professionali e di accreditamento per la certificazione.
I decreti attuativi saranno adottati su proposta del Min.Att.Prod. di concerto con i Min.Infras. e Min. dell’Ambiente d’intesa con la Conferenza Unificata (Regioni), CNR, ENEA e CNCU (Comitato Nazionale Consumatori e Utenti).
Art. 6 Contenuti del certificato energetico: a) Dati energetici dell’edificio b) Valori di riferimento di legge c) Suggerimenti in merito agli interventi più significativi e convenienti per aumentare l’efficienza energetica Le guide nazionali saranno disponibili fra 180 gg.
Art. 8
La certificazione energetica include:
- Relazione tecnica – accertamenti ed ispezioni
- Modalità della Documentazione progettuale (prevista entro 180 gg.)
- Relazione delle prestazioni energetiche
e deve essere consegnata ai Comuni a fine lavori con asseverazione da parte della D.L.
Art. 9
Funzione delle Regioni ed Enti locali
Art. 10 Monitoraggio, analisi, valutazione ed adeguamento della normativa energetica. Requisiti della prestazione energetica degli edifici Fino ad emanazione dei Decreti attuativi si applica la Legge 10/91 con le modifiche apportate nell’All. n. I Art. 11
Norme transitorie (Titolo II) e Disposizioni finali (Titolo III)
Art. 13 Misure di accompagnamento: - Sensibilizzazione degli utenti - Aggiornamento del circuito professionale - Formazioni di esperti qualificati ed indipendenti
Ogni transazione (compravendita, locazione) è parte integrante fondamentale (è prevista la nullità del contratto in caso di mancato rilascio Art. 15 n. 8). Le linee guida nazionali per la certificazione energetica prevedranno anche metodi semplificati di calcolo.

L'efficienza degli edifici Efficienza energetica: come misurarla?
Un indice dell'efficienza energetica degli edifici è il fabbisogno energetico per metro quadrato e anno (khW/m2a) necessario per il riscaldamento, per la produzione di acqua calda e per il raffrescamento estivo. Includendo inoltre il consumo energetico dell’illuminazione e degli apparecchi elettrici, si ottiene l'indice energetico complessivo.
Alcuni esempi di efficienza energetica (riscaldamento) in (khW/m2a)
Edifici convenzionali non corrispondenti alle normative sul risparmio energetico
220-250
Edifici convenzionali corrispondenti alle più recenti normative
80-100
Edifici a basso consumo energetico
30-50
Edifici passivi
< 15
Edifici a consumo energetico zero
0
La maggior parte degli edifici non corrisponde alle normative sul risparmio energetico emanate dopo il 1980. Pochi hanno uno standard energetico che può essere definito "sostenibile". C’è quindi ancora molto da fare per rendere l'intero patrimonio immobiliare energeticamente efficiente.
Altri documenti sull'argomento
L'efficienza energetica degli edifici
Edifici a basso consumo energetico
Edifici passivi
Progetti innovativi
Certificazione dell'efficienza energetica
I palazzi di vetro
Antiesempi – Edifici energeticamente inefficienti
Edifici a basso consumo energetico
A basso consumo energetico sono considerati quei fabbricati che hanno un fabbisogno termico inferiore a 50 khW/m2a
Come costruire un edificio a basso consumo energetico?
Costruire edifici di elevata efficienza energetica non è difficile. L'efficienza si ottiene partendo da accorgimenti semplici: giusto orientamento e compattezza della forma. Occorre inoltre un involucro edilizio termicamente ben isolato, impermeabile e senza ponti termici. Queste sono le misure più efficaci per ridurre i consumi energetici, creando così ottime condizioni per ulteriori miglioramenti dell'efficienza.
In un edificio, che consuma poca energia, è molto più facile mantenere buone condizioni climatiche e coprire il rimanente fabbisogno energetico con le energie rinnovabili.
Accorgimenti semplici
Orientamento
L'orientamento migliore è quello verso Sud, perché consente il migliore sfruttamento degli apporti solari in inverno. La facciata esposta a Sud è anche più facilmente ombreggiabile in estate. L'orientamento verso Sud non è sempre realizzabile, ma gli esempi dimostrano che anche edifici con un orientamento differente possono essere energeticamente efficienti.
Compattezza della forma
La compattezza dell'edificio incide sul fabbisogno energetico, perché si riscalda (o si raffredda) un volume e lo scambio termico con l'ambiente esterno avviene tramite la superficie. Conferendo all'edificio una forma compatta, il rapporto tra superficie (S) e volume (V) diventa più vantaggioso. Il rapporto S/V di un edificio energeticamente efficiente dovrebbe essere < 0,6.
Isolamento termico
L'isolamento termico è la misura più efficace e più economica per ridurre il fabbisogno termico. I costi d'investimento si recuperano già entro pochi anni tramite i risparmi energetici ottenuti. Una kWh risparmiata mediante l'isolamento termico vale di più di una kWh risparmiata con l'uso del più efficiente sistema di riscaldamento/raffreddamento, perché la vita dei materiali termoisolanti è molto più lunga rispetto a quella degli impianti.
Assenza di ponti termici
I ponti termici aumentano notevolmente il fabbisogno termico e pertanto devono essere accuratamente evitati. Balconi ed altri elementi che normalmente sporgono dalla facciata possono essere costruiti anche senza diretto contatto con l'edificio.

Impermeabilità dell'involucro
L'involucro di un edificio energeticamente efficiente deve essere impermeabile al vento, perché le infiltrazioni d'aria incontrollate attraverso giunti e fessure aumentano il fabbisogno termico. L'impermeabilità può essere accertata tramite un Blower-Door-Test. In condizioni di una differenza di pressione di 50 Pa (Pascal) il tasso di ricambio d'aria per infiltrazione (n50) deve essere compreso tra lo 0,2 e lo 0,6/h.
Finestre
Le finestre servono in primo luogo per illuminare gli ambienti con la luce naturale; in secondo luogo anche per captare gli apporti termici solari. In inverno, le finestre fanno perdere molto calore rispetto alle pareti, perché la loro trasmittanza è molto maggiore di queste ultime. Le finestre usate negli edifici a basso consumo energetcio hanno una trasmittanza ridotta (U <> 0,55 % della luce incidente. La dimensione delle finestre deve essere tale da non creare surriscaldamenti in estate.
Schermature
Le schermature svolgono varie funzioni: devono ombreggiare le finestre quando c'è troppo sole ed impedire così abbagliamenti e surriscaldamenti, riflettere la luce nella profondità dei locali migliorando così l'illuminazione naturale. Per svolgere queste funzioni le schermature dovrebbero essere regolabili.
Installazioni
Ventilazione controllata
Gli edifici energeticamente efficienti sono dotati di un impianto di ventilazione controllata. La ventilazione meccanica consuma energia elettrica, ma ha due essenziali vantaggi: è più precisa nel regolare il ricambio d'aria e può recuperare calore dall'aria in uscita. Il ricambio d'aria deve essere individualmente regolabile secondo le esigenze: per esempio, quando sono presenti molte persone e fumatori.
Recupero di calore
La ventilazione meccanica consente il recupero del calore dall'aria in uscita: Il recupero avviene per mezzo di scambiatori di calore che lo trasferiscono all'aria in entrata. Per ottenere un buon risultato di recupero, questi scambiatori devono avere un rendimento di almeno il 60-75 %.
Scambiatori di calore interrati
Il sistema di ventilazione meccanica può essere collegato anche a scambiatori interrati che consentono di riscaldare o di raffreddare l'aria in entrata, perché alla profondità di 100-150 cm, la temperatura della terra rimane quasi costante per tutto l’anno. L’aria esterna che attraversa lo scambiatore interrato si riscalda in inverno e si raffredda in estate. In inverno, l’aria esterna di 0°C può assumere una temperatura fino a 10-12°C, mentre in estate, l'aria oltre i 30°C si raffredda fino a 25-27°C.
Riscaldamento
Al riscaldamento degli edifici ad alta efficienza energetica contribuiscono gli apporti solari captati dalle finestre e il calore emesso da persone ed apparecchi elettrici. Questi contributi non sono normalmente sufficiente per portare la temperatura interna ai desiderati 19-20°C, per cui si ha bisogno anche di un impianto di riscaldamento. La produzione di calore può essere affidata ad una caldaia a condensazione, ad una pompa di calore o, in certi casi, anche ad un collettore solare.
Acqua calda sanitaria
La produzione d’acqua calda sanitaria con collettori solari riduce notevolmente i consumi energetici ed è pertanto economica. Con il risparmio energetico ottenuto i costi di un collettore si recuperano in pochi anni.
Pannelli fotovoltaici
I pannelli fotovoltaici generano corrente continua a 12 o 24 V, che, trasformata in corrente alternata a 220 V, viene normalmente immessa nella rete della società erogatrice di energia elettrica, mentre il consumatore si serve direttamente dalla rete. Il sistema ha due vantaggi per il consumatore: garantisce la disponibilità d’energia elettrica in ogni momento e anche un guadagno, perché la società acquista la kWh fotovoltaica ad un prezzo maggiore di quello di una kWh erogata. Con questo guadagno, il cliente ammortizza il costo del suo impianto.
La progettazione
La progettazione di edifici ad alta efficienza energetica deve essere mirata ed accurata, quindi è un po' più impegnativa della progettazione di un fabbricato normale. Per ottenere un buon risultato occorre la collaborazione di vari specialisti fin dall'inizio dei lavori. A supporto della progettazione esistono oggi software che consentono il controllo dei risultati progettuali in ogni momento.
Altri documenti sull'argomento
L'efficienza energetica degli edifici
Edifici a basso consumo energetico
Edifici passivi
Progetti innovativi
Certificazione dell'efficienza energetica

48 consigli per migliorare l'efficienza energetica
Una famiglia italiana spende, nella media, annualmente circa 1.500 Euro per l'energia (gas, gasolio, elettricità). Questa spesa potete ridurla nella misura del 10 - 80 % (dipende dall'attuale efficienza della vostra casa e dalla vostra volontà di migliorarla ancora).
Risparmiare energia è una buona strategia per alleggerire il vostro budget familiare e risparmiare soldi per spenderli in maniera migliore.
Ci sono tantissime possibilità per rendere una casa energeticamente più efficiente, da miglioramenti semplici e poco costosi fino ad interventi più onerosi che si ripagano solo a lungo termine. Ciò che potete e volete fare per migliorare l'efficienza energetica della vostra casa dipende da numerosi fattori: dal vostro stile di vita, dalla dimensione e dal taglio della casa, dall'efficienza già esistente, dalla località e posizione in cui si trova, ecc., ecc.
In ogni caso, lasciatevi guidare dal seguente principio: cominciare con quegli interventi che costano poco e rendono di più. Spesso è la soluzione più economica e semplice che dà il più grande taglio alle vostre bollette dell'energia e dell'acqua. Poi, con i soldi risparmiati mese per mese, potrete affrontare progetti più ambiziosi.
Alcuni fornitori di energia e gli uffici pubblici offrono informazioni utili sulle possibilità di risparmiare energia in casa e sui programmi statali che agevolano il risparmio energetico e promuovono l'uso delle energie rinnovabili (isolamento termico, collettori solari per produrre acqua calda, impianti fotovoltaici per produrre corrente elettrica). Rivolgetevi ai vostri fornitori di energia e all'Agenzia per l'energia della vostra Regione o Provincia.
Da nostra parte vi diamo i seguenti consigli
1.
Per iniziare, raccogliete le bollette del gas e dell'elettricità degli ultimi 12 mesi. Fate la somma e dividetela per i metri quadrati della superficie della vostra casa, escludendo le superfici dei locali non riscaldati (box, scantinati, ecc.). La spesa media ammonta a 10 - 25 Euro al metro quadrato e anno. Nel caso che la vostra spesa si trovi in questo segmento o è maggiore, avrete molte possibilità di ridurre sensibilmente le vostre bollette.
2.
Misurate lo spessore dell'isolamento termico delle pareti e del tetto della vostra casa. Valutate l'età del vostro impianto di riscaldamento e lo stato in cui si trova, valutate le vostre finestre e guardate se lo scaldabagno possiede un sufficiente isolamento termico. Come vi sentite nella vostra casa? Nelle giornate ventose penetra dell'aria? Vi sentite a vostro agio?
3.
Chiedete assistenza. Molte Agenzie regionali e provinciali per l'energia e anche le associazioni dei consumatori forniscono gratuitamente degli opuscoli informativi, nonché indirizzi dei professionisti che possono aiutarci. In alcuni paesi vi sono degli enti che offrono gratuitamente, o a prezzi scontati, cappotti isolanti per il boiler, soffioni a risparmio idrico per la doccia, lampade fluorescenti a basso consumo energetico. Ci sono anche incentivi finanziari per l'acquisto di collettori solari, caldaie ad alto rendimento, pompe di calore e impianti fotovoltaici. Esistono anche servizi che eseguono un check up energetico della vostra casa e vi consigliano gli interventi che potete intraprendere. Alcuni professionisti del settore eseguono questo controllo a costi contenuti. Un controllo professionale, che include anche un test della permeabilità al vento (blower door test) della vostra casa, ha un costo tra 150 e 250 Euro. Se le vostre bollette sono alte, questo controllo conviene in ogni caso.
4.
Fate un programma d'azione. La seguente lista di possibili interventi è un utile strumento per iniziare. Le priorità effettive possono essere naturalmente anche altre, per esempio quelle che risultano dal check up della vostra situazione.
Interventi che non costano niente, ma che contribuiscono a risparmiare soldi
5.
Mettete il termostato del bollitore d'acqua calda su 35°C
6.
Spegnete la luce quando uscite da una stanza.
7.
In inverno mettete i termostati dei radiatori su 20°C quando siete a casa e su 12°C quando andate a letto. I cronotermostati fanno questo automaticamente.
8.
Usate i programmi di risparmio della vostra lavatrice e della vostra lavastoviglie
9.
Non inquinate l'acqua (calda e fredda), né in casa, né fuori.
10.
Pulite una volta almeno all'anno i radiatori del condensatore del vostro frigorifero.
11.
Asciugate il vostro bucato all'aria e non nelle macchine asciugatrici
12.
Chiudete le aperture di ventilazione nei locali non frequentati.
13.
Riparate i rubinetti e gli sciacquoni perdenti (5% del consumo idrico in casa è dovuto a perdite)
14.
Chiudete le persiane (e le finestre) in estate durante i giorni molto caldi e al tramonto in inverno.
15.
Controllate periodicamente tutti i rubinetti e gli sciacquoni. Un rubinetto che gocciola continuamente può perdere fino a 2000 litri d'acqua all'anno. Uno sciacquone difettoso può perdere fino a 6 litri all'ora, cioè 52.000 litri all'anno.
Cose semplici e poco costose con spese recuperabili in meno di un anno
16.
Installate un nuovo soffione sulla doccia che eroghi solo 5 litri al minuto, così risparmierete fino al 50% dell'acqua.
17.
Montate bocche frangigetto sui rubinetti della cucina e del bagno. Queste bocche aggiungono aria all'acqua e riducono i consumi idrici del 30-50%.
18.
Per le docce esistono rubinetti "a serrata rapida" che interrompono istantaneamente l'erogazione dell'acqua. Il loro uso permette un risparmio del 50% circa.
19.
Installate nel sistema di riscaldamento un cronotermostato programmabile.
20.
Chiudete, nel tetto e nello scantinato, tutte le aperture più grandi e sostituite i vetri rotti delle finestre.
21.
Pulite i filtri del sistema che vi fornisce aria calda in inverno e del condizionatore d'aria in estate.
22.
Montate dietro ai radiatori dei pannelli di sughero rivestiti con un foglio d'alluminio.
23.
Isolate con una fascia termoisolante il primo metro dei tubi di acqua calda e fredda (in entrata).
24.
Installate lampade compatte fluorescenti laddove la luce rimane accesa più a lungo
Interventi fino ad un costo di 500 Euro che si recuperano entro 1-3 anni
25.
Fate eseguire un controllo completo della vostra casa, incluso un blower door test, per identificare le sorgenti delle infiltrazioni d'aria.
26.
Tappate e rendete impermeabili tutte le fessure identificate dal test.
27.
Cominciate con il tetto e lo scantinato (in particolare laddove tubi e cavi entrano in casa e intorno ai collegamenti con la fondazione), poi impermeabilizzate le finestre e le porte.
28.
Sigillate ed isolate i canali del sistema di riscaldamento (e raffrescamento) ad aria.
29.
Installate sciacquoni dotati di un tasto di risparmio. Utilizzando questo tasto si riduce una scarica dai normali 9-15 litri a soli 3-4. Il risparmio idrico è fino al 50%.
30.
Montate rubinetti con miscelatori monocomando che miscelano l'acqua fredda e calda. In confronto a due rubinetti separati per l’acqua calda e quella fredda, questi rubinetti consentono un sensibile risparmio idrico perché non richiedono continuamente una correzione della temperatura.
31.
Fate revisionare i vostri sistemi di riscaldamento (e di raffrescamento) ogni due anni.
32.
Installate ulteriori rubinetti con economizzatore incorporato, soffioni ad alta efficienza e cronotermostati.
33.
Sostituite le vostre vecchie lavatrici e lavastoviglie con nuove a basso consumo idrico ed energetico.
34.
Fate montare schermature isolanti davanti alle finestre o nuove finestre con vetri termoisolanti o, in climi meridionali, finestre con vetri IR (infrarossi) o fate applicare sui vetri pellicole che regolano gli apporti solari).
35.
Isolate i tubi d'acqua calda nello scantinato non riscaldato e nei vespai sotto la casa.
Interventi che risparmiano molta energia, e vengono recuperati entro 3 e 15 anni
36.
Isolate termicamente le fondazioni della casa fino alla profondità di gelo. Questo conviene nel caso in cui si debba scavare intorno alla casa (canalizzazioni, ecc.).
37.
Isolate il soffitto dello scantinato non riscaldato con pannelli termoisolanti. In uno scantinato riscaldato conviene isolare termicamente le pareti perimetrali dall'interno. Questo isolamento termico non occorre in climi caldi.
38.
Migliorate l'isolamento termico del vostro tetto. Questo conviene sia in climi freddi che in clima caldi, perché previene il surriscaldamento della casa.
39.
Migliorate l'isolamento termico delle pareti perimetrali. L'intervento è più oneroso, ma conviene se la casa consuma molta energia per il riscaldamento.
40.
Installate dappertutto lampade compatte a risparmio energetico, anche all'esterno.
41.
Installate un timer che regoli l'accensione e lo spegnimento delle lampade all'esterno.
42.
Installate un collettore solare (sul tetto o sulla terrazza) che produca acqua calda e, in molti casi, può servire anche in inverno per il riscaldamento.
43.
Modernizzate la caldaia, il bruciatore, il boiler, il climatizzatore, sostituite il frigorifero con uno dei modelli più recenti che sono più efficienti. La modernizzazione contribuisce spesso a risparmiare costi, e, se si deve sostituire qualche impianto, conviene in ogni caso. Se avete ben coibentato e impermeabilizzato la vostra casa, non c'è più bisogno di un sistema di riscaldamento e di climatizzazione così potente
44.
Se dovete sostituire le finestre della vostra casa, sostituitele con quelle superisolanti o di bassa emissività se vi vivete in una zona con clima freddo, o con quelle a bassa trasmittanza solare, se vi vivete in una zona con clima caldo.
45.
Sostituite i vecchi sciacquoni dei bagni con quelli moderni che risparmiano il 50–80 % d'acqua.
46.
Montate schermature mobili davanti alle finestre che ombreggiando prevengono spiacevoli surriscaldamenti in estate.
47.
Raccogliete e utilizzate l’acqua piovana. Con l’acqua piovana potrete alimentare gli sciacquoni del water, irrigare l'orto e il giardino, fare pulizia in casa e lavare l'auto. Adeguatamente filtrata e depurata può essere persino utilizzata nella piscina, nel bagno e nella doccia. L'acqua piovana può sostituire circa il 50% dell'acqua potabile normalmente usata in casa.
48.
Piantate un albero a foglia caduca per ombreggiare in estate la finestra più grande sul lato Ovest della vostra casa. Non risparmiate immediatamente molti soldi, ma otterrete una qualità ecologica maggiore.

www.handyscap.it

mercoledì 6 febbraio 2008

Cose ridicole dell’handicap


Non ci sarebbe niente da ridere invece si ride lo stesso. Bloccati su una carrozzina che si pilota a malapena rende schiavi di certe cose tragicomiche che val la pena raccontare. Qualche anno fa, nel bel mezzo di una casuale concomitanza della festa degli alpini, in un locale di montagna un bambino prese a spingermi la carrozzina andando a spasso verso una scala ripidissima. Gli dissi: Guarda qui! per farlo avvicinare col viso e poi col gomito lo misi a ko. Non avevo scelta, o me o lui. Il babbo si arrabbiò ma non mi alzò le mani. Qualche anno dopo caddi di lato e rimasi per circa un’ora con la testa contro il termosifone che per fortuna era solo tiepido. Mi tenevo spingendo col collo, per non cadere del tutto. Mi trovarono che ridevo a crepapelle mentre piangevo disperato. Un’altra volta, quando, viaggiando da solo in una stradina poco frequentata, per colpa di una buca sono scivolato di lato dalla carrozzina elettrica senza darle il giro e restando con il sedere per aria, ma ancora quasi al suo posto, e la testa a 10 cm. da terra. Da un’auto che passava un signore mi ha chiesto che cosa c’era di tanto interessante da guardare lì. Per fortuna mi diede una mano. Tante sono state le situazioni buffe, dirle tutte richiederebbe spazio, ma mi piacerebbe che ognuno me ne segnalasse una sua, perché non fare un piccolo raccontino di quanto possa essere ridicolo un sano handicap DOCG?
Scrivo questo perché ieri è stata gotica. Vivo in una casa nuova totalmente a norma: ascensore ampio e agibile, tasti raggiungibili con la testa, ogni volta che si ferma suona come fossimo a una stazione ferroviaria, specchio per guardarmi quanto sono brutto, una vera sciccheria.
Vivo nell’attico da cui si gode di ottima ottica sui tramonti dietro le Alpi e si vedono i 5.000 campanili di chiese che ormai sono sempre più vuote, ma l’ascensore mi è vitale.
L’amministratore non ha pagato parecchie mensilità all’ENEL, il furbacchione, ma questo lo sapeva solo lui. Il servizio pubblico ha tagliato la potenza in modo che l’ascensore potesse funzionare a patto che nessun condomino accendesse la luce delle scale. Perfida trovata per avere la coscienza a posto. I soccorsi hanno impiegato oltre un’ora ad arrivare. Per mettere fretta ho dovuto raccontare la balla che mio fratello era un avvocato civilista più bastardo di Gengis Kan.
No, non ho nessun fratello io…
Per fortuna che hanno inventato altri metodi per spostarsi in verticale.
Niente di buffo voi?

venerdì 1 febbraio 2008

A proposito di emergenze disabili: il fattore popò


L’ emergenza N. 1 d’un organismo non autosufficiente è il poter soddisfare i bisogni che ogni corpo pretende la mattina, poi serve l’aiuto per essere vestiti, calati in carrozza, pettinati e profumati. A quel punto si è pronti, quasi belli. L’assistenza basilare che consente di presentarsi agli occhi spesso titubanti della gente “normale” calzando un aspetto decoroso, però, scarseggia.
Quando valuto il teatrino di governanti e amministrativi che negoziano il futuro dei disabili in cerca di consensi, sorrido tristemente. Noi diretti interessati abbiamo poca voce, pur essendo i più esperti in materia.
Ci serve poco e viene offerto altro. Manca un vero ponte struttura – casa organizzato secondo priorità che non trasformi in ostaggio la famiglia.
La prima è quella di un’assistenza domiciliare che non abbia fretta. Noi piccoli ragni a rotelle ci chiediamo perché manca sempre l’infermiera che possa venire a casa, ma di impiegati e inutili coordinatori di un sistema che non funziona, ce ne sono sempre tanti.
Sulla carta nascono progetti rincuoranti, ventagli di nuove assistenze, è il welfare che vuol dire help e tante volte niente, forme di sostegni macchinosi o dispersi in organigrammi decisionali, ma scarsi di personale veramente operativo. Poi le lodevoli iniziative: gli ascensori, le piscine, i trasporti attrezzati, ma quello che manca prima d’ogni cosa è una mano fisica; ausilio vitale che si sostituisce ai gesti e alle funzionalità perdute.
Noi, col tempo s’invecchia, ci si attrezza o si muore, s’inventa quello che non c’è, si affida il proprio corpo a strana gente, a volti stranieri, a cooperative, alle infermiere in pensione, si sopravvive grazie al volontariato che fa tutto o quasi ciò che è programmato, ma in realtà, quasi inesistente.
È una lotta avvilente che si combatte giornalmente cercando d’essere il più possibile anime indipendenti. La famiglia si consuma, fa paura il futuro, qualcuno cerca d’organizzarsi da solo. Chi non sa potrà pensare si tratti del guaito d’un invalido irritato col mondo, infelice e scontento. Non è così, chi mi conosce mi definisce sereno, brillante, son pure laureato. Sono disperato. Emergenza, aiuto!
Sabato, entro la mattina dovrò fare popò, ma l’emergenza per il disabile non è prevista. Sabato sarò solo in famiglia… una mia assistente è malata, un’altra non è autorizzata a farlo da chi stabilisce limiti senza conoscenze, la mia amica del volontariato ha un impegno…
S.O.S! dal comparto Socio-assistenziale verrà qualcuno? Credo di no.
In vent’anni sono state tante le crisi “abluzioni & dignitosa evacuazione”, è il fattore… Popò, è la “nostra” minima emergenza; fragili esseri di questo nord ovest civile e laborioso, ricco e accogliente, generoso, ma distratto. Troppe volte la disabilità è intesa come martirio da alleviare, se ne parla a voce bassa, senza voler sapere. Troppe volte il disabile deve rimontare la china faticando nel ricavarsi un ruolo per le proprie capacità residue. Si discute troppo d’assistenza, poco di appartenenza. Tutte le mattine il non autosufficiente apre gli occhi in cerca della mano che si sostituirà alla sua, quella che gli manca per poter tentare almeno di essere se stesso. È questa la prima, vera emergenza!
È difficile capire la drammaticità e l’assurdità del faticare a trovare la figura idonea nell’aiutare ad espletare il fattore Popò per chi non ha il problema. È questione di vita o di morte. Senza ironia, a volte è cosa seria anche per chi cammina.
Quando vado in Francia non v’è rogna. Le associazioni sono convenzionate, le infermiere preparate e disponibili, nel mio caso girano le spese al nostro sistema sanitario, sono pure a buon mercato. Lì si stupiscono dei miei disagi e tante complicanze. Se funziona oltre le Alpi, vuol dire che decorosa e civile soluzione al fattore Popò esiste, ma sabato… mi verrà scomodo farcela ad oltrepassare la frontiera.
È ora di cambiare le carte in tavola… la popò non aspetta. Altro che referendum su leggi elettorali!! È ora di intraprendere iniziative di merda sì, ma quella seria! Stilare una carta del disabile… anche soltanto “igienica”
Spero di sopravvivere e riuscire a “farla”, ma qualcosa deve cambiare, per me, per tutti gli altri invalidi, per i familiari e per il concetto di “società civile” (se ne parla molto in aria d’elezioni, ma di preciso… cosa vuol dire?)
Ho una proposta nel cassetto: sono un illuso. Al governo che verrà, tra tante emergenze sociali costose: dal recupero drogati alla casa per tutti i nuovi arrivati, segnalo il fattore popò. Manca, sogna un’infermiera, non chiede grossi investimenti, ma renderebbe più leggera la vita a della brava gente. Più leggera in tutti i sensi a me. E a voi?

mercoledì 30 gennaio 2008

Primo passo


Salve a tutti, da 21 anni sono invalido, ma ultimamente me ne vergogno molto.
In 21 anni ho dimostrato al mondo che le sventure e il destino si possono addomesticare.
Ho fatto molto, forse troppo.
Oggi mi rendo conto che troppe volte sono stato adoperato.
Questo è il mio blog.
Oggi è il giorno della svolta.
Chi vuole saperne di più sulla mia attività digiti il mio nome su google (carlo mariano sartoris).
A qualcuno può bastare il mio sito http://www.handyscap.it/.
Credo che da ora in poi ci si potrà parlare di cose nuove.
Disabilità non è solo fastidiosa esistenza mal tollerata, ma bisogna darsi da fare, fargliela vedere!
Un caro saluto a chi ha voglia, forza e speranza, la parola d'ordine è APPARTENENZA ATTIVA.
CMS